L’erranza è un libro di memorie in forma di lettere. Così lo presenta Cesare Cases: «Può darsi che ci sia qualcuno che non conosca Carlo Muscetta, ma certo non c’è nessuno che non abbia litigato con lui, magari senza saperlo e continuando ad apprezzarlo e ad amarlo […] Muscetta ha lavorato e litigato con tutti, dalle Alpi al Lilibeo, infischiandosi delle divisioni geografiche. Tra tutte queste città e borghi Muscetta ha intessuto una vastissima rete di rapporti che rievoca nella forma da lui scelta di lettere a vecchi e nuovi amici o ai figli e nipoti dei medesimi . Ciò che colpisce favorevolmente è che questa rete ignora le gerarchie, accademiche o meno, in mezzo alle quali Muscetta è venuto a trovarsi. Non ci sono solo compagni di scuola o celebrità locali avellinesi, ma accanto a Vito Laterza, Giulio Einaudi e Giangiacomo Feltrinelli troviamo presentate figure come Luigi Diemoz, che ebbe il torto di essere uno di quei valorosi redattori editoriali che non si raccomandano alla posterità con opere proprie. E si scopre che le famose ire muscettiane sono riservate a personaggi minori che magari non le meritavano ma che nemmeno meritavano un monumento, mentre chiunque brillasse per intelligenza e alacrità viene trattato a giusta stregua indipendentemente dalla sua fama e dai rancori muscettiani, quindi non solo Diemoz ma anche il bistrattato Feltrinelli e perfino Einaudi il cui elogio sembra strappato a forza alla penna del vecchio collaboratore. Muscetta non ha perso quasi nulla dei documenti del suo passato e quindi è in grado di offrirci ghiottonerie inedite».
L’erranza è un libro di memorie in forma di lettere. Così lo presenta Cesare Cases: «Può darsi che ci sia qualcuno che non conosca Carlo Muscetta, ma certo non c’è nessuno che non abbia litigato con lui, magari senza saperlo e continuando ad apprezzarlo e ad amarlo […] Muscetta ha lavorato e litigato con tutti, dalle Alpi al Lilibeo, infischiandosi delle divisioni geografiche. Tra tutte queste città e borghi Muscetta ha intessuto una vastissima rete di rapporti che rievoca nella forma da lui scelta di lettere a vecchi e nuovi amici o ai figli e nipoti dei medesimi . Ciò che colpisce favorevolmente è che questa rete ignora le gerarchie, accademiche o meno, in mezzo alle quali Muscetta è venuto a trovarsi. Non ci sono solo compagni di scuola o celebrità locali avellinesi, ma accanto a Vito Laterza, Giulio Einaudi e Giangiacomo Feltrinelli troviamo presentate figure come Luigi Diemoz, che ebbe il torto di essere uno di quei valorosi redattori editoriali che non si raccomandano alla posterità con opere proprie. E si scopre che le famose ire muscettiane sono riservate a personaggi minori che magari non le meritavano ma che nemmeno meritavano un monumento, mentre chiunque brillasse per intelligenza e alacrità viene trattato a giusta stregua indipendentemente dalla sua fama e dai rancori muscettiani, quindi non solo Diemoz ma anche il bistrattato Feltrinelli e perfino Einaudi il cui elogio sembra strappato a forza alla penna del vecchio collaboratore. Muscetta non ha perso quasi nulla dei documenti del suo passato e quindi è in grado di offrirci ghiottonerie inedite».