Un uomo viene trovato ín un magazzino sepolto dalle macerie di una cascina lombarda. Accanto al suo corpo un fustino di cartone pieno di fogli scritti a mano. Su questi fogli il racconto di quello che ha ricordato, pensato, visto e fatto nei trentadue giorni che hanno preceduto la sua fine. Intrecciate al racconto, vissuto come dopo una catastrofe, intesa come una radicale trasformazione di civiltà, causata dalla mancanza assoluta dí energia, cí sono 29 lettere in forma dí poesia che il narratore non ha mai spedito ai suoi due figli, che ci dicono sentimenti e risentimenti dí fronte alla cronaca dell'anno precedente í trentadue giorni finali della sua esistenza. Sono ventinove poesie in forma di lettera che rifanno la cronaca dí un anno reale , quello che invece viene ricordato o accade nelle giornate del romanzo può essere giudicato in parte immaginario ma possibile, in parte immaginato ma impossibile e in parte immaginato e reale, come il rapporto con un ragazzo-lupo che sbuca all'improvviso una notte a chiedere cibo proprio al narratore che sta morendo di fame ma che egualmente riesce a procurargliene.
Ci si può chiedere in che misura il narratore delle trentadue giornate, che è anche il poeta delle ventinove lettere, si identifichi con il vero autore del romanzo. La risposta può essere duplice: l'autore del romanzo ha certamente attraversato il territorio percorso dal narratore e ha scritto le ventinove poesie ma insieme, compiendo questo breve e lunghissimo viaggio per cercare di capire e capirsi fino in fondo, ha man mano costruito la figura del suo doppio e ne ha abbandonato il corpo come una crisalide che lascia il suo involucro per mettersi a volare fuori della catastrofe. In questo senso è il romanzo di una trasformazione: portando l'ottica borghese alle sue ultime conseguenze e la disperazione fino alla propria morte, è forse possibile raggiungere l'altra riva e cambiare la vita. E dietro c'è, anche, l'ambizione di segnare il passaggio di un'età, di una generazione, che vuole conservare solo il meglio di sé e bruciare scorie e residui. Per questo era necessaria una vera e propria "esecuzione": il dopo può e deve cominciare subito.
Un uomo viene trovato ín un magazzino sepolto dalle macerie di una cascina lombarda. Accanto al suo corpo un fustino di cartone pieno di fogli scritti a mano. Su questi fogli il racconto di quello che ha ricordato, pensato, visto e fatto nei trentadue giorni che hanno preceduto la sua fine. Intrecciate al racconto, vissuto come dopo una catastrofe, intesa come una radicale trasformazione di civiltà, causata dalla mancanza assoluta dí energia, cí sono 29 lettere in forma dí poesia che il narratore non ha mai spedito ai suoi due figli, che ci dicono sentimenti e risentimenti dí fronte alla cronaca dell'anno precedente í trentadue giorni finali della sua esistenza. Sono ventinove poesie in forma di lettera che rifanno la cronaca dí un anno reale , quello che invece viene ricordato o accade nelle giornate del romanzo può essere giudicato in parte immaginario ma possibile, in parte immaginato ma impossibile e in parte immaginato e reale, come il rapporto con un ragazzo-lupo che sbuca all'improvviso una notte a chiedere cibo proprio al narratore che sta morendo di fame ma che egualmente riesce a procurargliene.
Ci si può chiedere in che misura il narratore delle trentadue giornate, che è anche il poeta delle ventinove lettere, si identifichi con il vero autore del romanzo. La risposta può essere duplice: l'autore del romanzo ha certamente attraversato il territorio percorso dal narratore e ha scritto le ventinove poesie ma insieme, compiendo questo breve e lunghissimo viaggio per cercare di capire e capirsi fino in fondo, ha man mano costruito la figura del suo doppio e ne ha abbandonato il corpo come una crisalide che lascia il suo involucro per mettersi a volare fuori della catastrofe. In questo senso è il romanzo di una trasformazione: portando l'ottica borghese alle sue ultime conseguenze e la disperazione fino alla propria morte, è forse possibile raggiungere l'altra riva e cambiare la vita. E dietro c'è, anche, l'ambizione di segnare il passaggio di un'età, di una generazione, che vuole conservare solo il meglio di sé e bruciare scorie e residui. Per questo era necessaria una vera e propria "esecuzione": il dopo può e deve cominciare subito.