"Differentemente dall'epica tradizionale, che canta il racconto delle Origini in toni favolosi proprio perché l'aedo si pone a grande distanza dagli avvenimenti, questa di Balestrini è un'epica che si scrive "in diretta"; e prende allora, piuttosto, i toni della cronaca. Proprio le cronache degli avvenimenti vengono ritagliate, montate con altri materiali e versificate. Questa struttura, tendenzialmente aleatoria , raggiunge un massimo di rigore in quello che appare, al lettore "postumo" di quella stagione, un autentico capolavoro - certo uno degli esiti più compiuti di Balestrini, nonché di tutta la poesia degli anni Settanta: il quadripartito poemetto Blackout. Il risultato è un concentrato assolutamente espressivo, al quale la sofisticata complessità dei rimandi culturali e l'implacabile rigore compositivo - che può per certi versi ricordare quello, a base matematica e aleatoria, della sestina lirica medievale - non tolgono un grammo di urgenza emotiva ed efficacia icastica. Anzi."
"Differentemente dall'epica tradizionale, che canta il racconto delle Origini in toni favolosi proprio perché l'aedo si pone a grande distanza dagli avvenimenti, questa di Balestrini è un'epica che si scrive "in diretta"; e prende allora, piuttosto, i toni della cronaca. Proprio le cronache degli avvenimenti vengono ritagliate, montate con altri materiali e versificate. Questa struttura, tendenzialmente aleatoria , raggiunge un massimo di rigore in quello che appare, al lettore "postumo" di quella stagione, un autentico capolavoro - certo uno degli esiti più compiuti di Balestrini, nonché di tutta la poesia degli anni Settanta: il quadripartito poemetto Blackout. Il risultato è un concentrato assolutamente espressivo, al quale la sofisticata complessità dei rimandi culturali e l'implacabile rigore compositivo - che può per certi versi ricordare quello, a base matematica e aleatoria, della sestina lirica medievale - non tolgono un grammo di urgenza emotiva ed efficacia icastica. Anzi."